Il San Francesco di Liliana Cavani,  tra fisica, socialismo e pacifismo.

“Siamo fatti della stessa materia delle stelle”,

è una delle frasi più affascinanti e poetiche della scienza. La famosa affermazione del divulgatore scientifico Carl Sagan, non è solo una metafora, ma un’esatta verità fisica: quasi tutti gli elementi pesanti che compongono il corpo umano (come ferro, calcio, ossigeno e carbonio) sono nati all’interno delle stelle e diffusi nell’universo in tutto ciò che esiste.

“Siamo fatti della stessa materia delle stelle”, la celebre frase è stata pronunciata da Sagan nel 1980, ma era già stata fatta propria da qualcun altro, ben ottocento anni prima.  Liliana Cavani durante il convegno svoltosi di recente presso l’Università dei Salesiani di Roma, ha sottolineato come sia stato proprio San Francesco, a diffondere con il suo pensiero l’idea di un creato unito dalla stessa sostanza di cui tutti facciamo parte, otto secoli fa. Ricorre quest’anno infatti l’ottavo centenario dalla morte del santo. Un precursore, antesignano dei suoi tempi e mente ispirata, oltre che santo.

La forza maggiore di San Francesco, è la sua capacità innovativa

ha detto la regista Liliana Cavani durante l’incontro tra Università Salesiana, Princeton University, Università Luiss e Brown University, trasmesso su Radio Radicale.

“Il suo ruolo rivoluzionario è stato quello di aver intuito già nel XIII secolo, che il creato è biologicamente fatto della stessa materia”, non solo gli esseri umani, ma quello che esiste intorno a noi.


Durante la conversazione con Gianni Riotta, Liliana Cavani ha ripercorso i periodi che hanno fatto da cornice alla realizzazione della sua trilogia di San Francesco, il primo uscito nel 1966, in un’epoca di riscoperta dei diritti civili e alla ricerca del pacifismo,  il secondo nel 1989, un periodo di cambiamenti del contesto geopolitico internazionale, e il terzo nel 2014, anni di crisi economica e rivoluzione digitale.

E parlando del contesto e della lettura che è stata data ai suoi film, Riotta ha evidenziato come spesso la critica si sia concentrata sul volere inquadrare le storie all’interno di una cornice politica schierata, a seconda dell’analisi, a destra o a sinistra, senza uno posizionamento netto.

Sicuramente il suo desiderio è sempre stato quello di trovare un canale main stream, forse si potrebbe dire pop, per trasmettere gli ideali dei suoi film al grande pubblico. Il film del 1989 con Mickey Rourke sintetizza al meglio questo desiderio.

“Sono una regista laica”, ha rimarcato la cineasta, riportando l’accento sulla componente terrena e anticonvenzionale dei suoi film, che si discosta dalle agiografie tradizionali.

“Mio padre era un socialista, sono cresciuta credendo che la società si sarebbe evoluta in meglio, che il compito della politica fosse questo”, portarci verso un mondo migliore.

Liliana Cavani ha poi voluto mettere l’accento su uno dei precetti e dei desideri più forti in San Francesco, che tutti noi conosciamo e che forse identifica il Santo più di ogni altra cosa, un desiderio su cui ha incentrato tutta la sua vita e su cui oggi diventa fondamentale porre l’attenzione: la pace, il desiderio che gli esseri umani vivano nell’amore uno dell’altro, perché oggi, “con le guerre che stanno insanguinando il mondo ci si uccide senza guardarsi in faccia, si lancia un drone che ucciderà delle persone che sono lontane”, ha concluso la cineasta.

Una società che si sta disumanizzando, mentre dovrebbe trovare il mondo di ricordare che “siamo tutti fatti della stessa materia”.


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