SKILL GAP NEL MONDO DEL LAVORO
Partiamo da un dato importate:
oggi in Italia il 40% delle aziende fa uso di AI.

Un numero che ci consente di capire qual è il mercato del lavoro, e quale la formazione necessaria e richiesta in Italia. Ci sono profili professionali che non trovano uno sbocco lavorativo, mentre molti posti restano vacanti.
Durante l’Innovation Training Summit, ho parlato con Giulio Beronia, Founder & Creatordi That’s Y, che ha presentato i dati di comparazione intergenerazionale della società e del settore lavorativo.

Bisogna innanzi tutto guardare al quadro sociale generale che rappresenta il tipo di società che ci aspetta e il suo comparto lavorativo. E allora, i dati ci dicono che nel 2050 il 34,5 della popolazione, quindi più di un terzo, sarà composto da anziani sopra ai sessatacinque anni, mentre le coppie con figli scenderanno nel 2042 al 25,3%, un quarto del totale.
Tutto questo porta alle prime considerazioni generali sul mondo del lavoro.
“Ogni 5 persone che escono ne entrano 3”
HA DETTO BERONIA.
“Nel 2050 in Italia ci sarà un quinto in più di persone non occupate rispetto ad oggi”.

Oggi il mercato del lavoro impiega il 76% degli adulti tra 35 e 49 anni e il 45% dei giovani tra 18 e 34 anni.
Le giovani donne che lavorano sono solo il 39%, una categoria che per il 55% risulta inattiva, vale a dire che non studia né lavora, un dato che sale al 65% se si considera il sud Italia.

Il mismatching di competenze è una delle cause paradossali della disoccupazione giovanile.
“Il mismatching in Italia riguarda il 40% della popolazione che cerca lavoro”,
così ci ha spiegato Beronia, per un totale di 1,82 milioni di posizioni che non trovano un candidato.
Per il 33% i giovani italiani risultano troppo qualificati.
C’è bisogno di meccanici specializzati, una posizione difficile da coprire per il 71%, e poi mancano tecnici delle apparecchiature elettriche, la carenza qui è al 69%, e poi si cercano esperti di ospitalità e Food &Beverage, un settore che in Italia occupa una porzione enorme e a cui oggi manca il 51% di lavoratori specializzati, e poi cuochi, addetti alle vendite, professionisti sociosanitarie.

A questo punto viene da chiedersi: “cosa guida la scelta degli studi?”
Nelle generazioni si nota un primo gap che differenzia le priorità, tutte vogliono:
“fare ciò che mi permette di mantenere uno stile di vita equilibrato e di preservare il mio benessere”.
Ma il picco in questo senso arriva dalla generazione Y.

E allora in base a cosa si sceglie il percorso di studi? Secondo i dati si sceglie per passione, soprattutto nel caso delle donne, dove questa motivazione ricopre il 64% del dato totale. La varietà degli sbocchi lavorativi è tenuta in considerazione dal 27% degli uomini e dal 16% delle donne.
In questo scenario frammentato, che manca di una visione olistica, c’è una buona notizia. Giuseppe Iacono, del Dipartimento per la Trasformazione Digitale (DTD) della Presidenza del Consiglio dei Ministri, durante L’Innovation Training Summit, ha sottolineato come l’Italia sia fortemente migliorata nel suo posizionamento sulle competenze digitali, passando dal 43% nel 2020 al 53% del 2025.

A questo scopo è nata Repubblica Digitale, la cui missione è innalzare le competenze digitali in Italia per
“inclusione sociale, lavoro e formazione”,
come sottolineato da Martina Lascialfori, direttrice generale del Fondo Repubblica Digitale.
Dal 2022 Repubblica Digitale ha realizzato 160 progetti, rivolgendosi particolarmente alle categorie deboli: anziani, donne e giovani che non studiano e non lavorano.

L’80% del target individuato è stato formato, il 50% entro sei mesi ha trovato lavoro. Sono stati spesi 73 milioni per un totale di 44000 persone formate, coinvolgendo più di1100 enti.
La formazione digitale aiuta quindi senz’altro l’inserimento nel mondo del lavoro e riduce il gap intergenerazionale. Un aspetto fondamentale per uno scenario lavorativo proficuo e motivante, che oggi è materia di studi approfonditi, perché bisogna capire quali sono le criticità delle risorse umane.
Nel suo studio su Skill gap e l’integenerazionalità Giulio Beronia sottolinea come quello che differenzia in prima analisi le generazioni sia il rapporto con i colleghi ed i superiori, ad esempio, mentre per i
baby boomers il rispetto si deve al capo, per i millenials il rispetto viene dato a chi lo dimostra in prima persona, mentre per le nuove generazioni diventa una questione di etica sociale e personale.

E poi, continua Beronia, per i baby boomers la barriera maggiore consiste oggi nel cercare lavoro ed ottenere una promozione. La generazione z invece sente una grande fatica nell’ottenere un ruolo di responsabilità, che viene spesso assegnato per anzianità.
Un ultimo dato da non sottovalutare è quello degli analfabeti funzionali, perché in una popolazione che sarà per un terzo anziana, dove solo una coppia su quattro avrà figli, si va ad aggiungere un problema critico italiano, proprio quello dell’analfabetismo funzionale.

Non si tratta di non sapere leggere, ma di non capire il senso di un testo, non saperne fare un’analisi.
Nella definizione Ocse al livello 1 (25% del campione in Italia), si riesce a capire brevi testi ed elenchi, al di sotto del livello 1 (il 10% della popolazione italiana), ci sono quelle persone che capiscono solo frasi brevi e semplici.
All’estremità opposta dello spettro ci sono i livelli 4 e 5, che rispecchiano il 5% degli italiani contro una media Ocse del 12%
I dati ci dicono che cresce la popolazione che paragona il mondo solo alle sue esperienze personali dirette. Sembra un paradosso nell’epoca di Internet che proprio lo studio, l’analisi e la diffusione dei saperi stia subendo un rapido declino.
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