Qual è la città più smart del mondo?

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Skyline of Abu Dhabi and Dubai

Smart city oggi.


Shangai: 41 milioni di abitanti, Tokyo: 39  milioni di abitanti, Giacarta: 35 milioni di abitanti.

Queste sono le cifre delle aree metropolitane delle tre città più popolose al mondo.

Piccoli stati più che città, con una crescita di 28 km quadrati al giorno.

I centri urbani oggi occupano circa il 3% della superficie globale, ospitano il 56% della popolazione mondiale, e producono il 75% dei rifiuti.

Secondo uno studio della società di consulenza Mc Kinsey già oggi  le maggiori 600 città del mondo comandano l’economia globale.

Guardare a come si evolve la città è quindi guardare a come si evolve il mondo intero. Le novità nelle grandi città del mondo guidano, con una velocità impensabile fuori dalle metropoli, i cambiamenti che arriveranno presto o tardi ovunque. È sulla città che si basa il concetto stesso di modernità e di società di massa perché l’evoluzione delle persone segue il modello abitativo in cui si trovano.

Per capire quale sarà il rapporto dell’individuo con la città, quale la nostra nuova società umana e le sue relazioni, prendiamo in prestito stavolta il sociologo Robert E. Park che esattamente un secolo fa scriveva :



in città i vicini sono come gli ospiti di un grande albergo: ne conosci il nome ma non il cuore”.

I rapporti umani sono rapidi, sbrigativi ed educati.

La situazione non sembra cambiata di molto dal 1925 al 2025, ma forse, contrariamente a quanto tanti hanno pensato, i social stanno costruendo un altro tipo di relazioni tra concittadini.


Il tempo in cui i bambini giocavano nei cortili dei palazzi sembra decisamente finito. Allo stesso tempo però si sta formando una nuova forma di comunità, basata sulla condivisione di informazioni, bisogni e attenzioni per le “proprie” aree urbane attraverso i social network. Il digitale può aiutare a ricostruire l’agorà e i legami con gruppi di discussione e intervento per la cittadinanza attiva. Oggi le metropoli stanno cercando una riqualificazione attraverso processi ed idee smart.

A guidare la classifica delle città più intelligenti al mondo, redatta ogni anno dall’ Institute of Management Development (IMD), c’è Zurigo, e poi Oslo, Ginevra, Dubai, Abu Dhabi, Londra, Copenaghen, Camberra, Singapore, Losanna, questa la top ten mondiale.

Mobilità, sostenibilità, infrastrutture, tecnologie, opportunità, attività, salute, sono i cardini di valutazione su cui verte la graduatoria.


Negli anni del dopoguerra le amministrazioni urbane dovevano garantire ai ceti meno agiati un sistema statale di edilizia pubblica. Case, parchi ed eventi a prezzi accessibili per il ceto medio. La smart cities oggi vogliono recuperare con i nuovi mezzi quello spirito, trovando un compromesso per garantire a tutti un buon tenore di vita, il rischio è altrimenti quello di creare un surplus speculativo con al centro i desideri dei grandi ricchi.

E allora via libera a: mezzi pubblici monitorati e a guida autonoma, parcheggi prenotabili da remoto, smart working, efficientamento energetico per una casa intelligente che sappia autoregolarsi, semafori smart in grado di consentire l’afflusso a seconda dello scorrimento del traffico, sensori nei cassonetti e monitoraggio delle zone critiche per interventi mirati. E ancora: musei interattivi e virtual reality per l’apprendimento, rete integrata tra scuole,  colonnine di ricarica elettrica per le auto private, giardini pensili sui tetti dei palazzi e autostrade trasformate in parchi.

Sembrano slogan di un film utopico che non verrà mai girato? Eppure molte innovazioni sono già embrionalmente presenti nelle nostre città, e l’uso massiccio ci aspettano dietro l’angolo.

Alcune città del mondo si trovano avvantaggiate dal non dover fare i conti con un passato che troneggia sul presente e spesso impedisce interventi profondi. Trovare un compromesso è sempre stata la questione e lo è ancora di più oggi.

Il controllo delle risorse, della socialità, del benessere, del senso civico e del rispetto per gli altri nelle città darà forma all’evoluzione planetaria delle comunità umane.

Un nuovo modello di essere umano “smart” che prima o poi andrà a trasformarsi in tutte le metropoli del mondo.  

In un mondo in cui fuori da questi enormi agglomerati ci sarà la natura deserta.

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