Pip: Silvia Ruta ci porta questa settimana in un posto strano: un paese che non si fida di nessuno, non riesce a pagare le bollette, ma ha comunque opinioni fermissime sull'eutanasia.
Mara: Il territorio che attraversiamo va dalla fragilità sociale italiana al ritorno del nucleare, fino alla guerra digitale e alle immagini che il fotogiornalismo mondiale ha scelto per raccontare il nostro tempo. Cominciamo dalla radiografia dell'Italia secondo l'Eurispes.
L'Italia inceppata: solitudine, povertà e coscienza civile
Pip: Il 38esimo Rapporto Eurispes descrive un paese bloccato su due fronti: una burocrazia che paralizza e una classe dirigente anacronistica, mentre i privati internazionali colonizzano l'agenda pubblica. La domanda è: cosa resta in piedi?
Mara: Il dato sulla fiducia interpersonale risponde in modo brutale. Il post cita direttamente: "il 62,5% della popolazione non si fida del prossimo", e nella fascia 18-24 anni quella percentuale sale al 70,2%. Sette giovani su dieci sono, come scrive il testo, isole.
Pip: E quegli stessi giovani non comunicano davvero online: solo il 29,4% ritiene importante condividere i propri stati d'animo sui social. Gli schermi non colmano il vuoto, lo nascondono.
Mara: Sul piano economico il quadro è altrettanto duro. Il potere d'acquisto del ceto medio ha perso il 7,5%, sei italiani su dieci faticano ad arrivare a fine mese, e il 38% arrotonda lavorando in nero.
Pip: Eppure su diritti e etica il paese accelera. L'80,2% vuole il testamento biologico, il 70,2% la legalizzazione dell'eutanasia. Un paese che non si fida del vicino si fida però di sé stesso nelle scelte più difficili.
Mara: C'è anche un fenomeno demografico inatteso: i cosiddetti giovani vecchi, i sessantenni di oggi che per stile di vita corrispondono ai quarantenni degli anni Ottanta. I divorzi dopo i sessant'anni sono triplicati. E Roma, con il 42% di giovani laureati, tiene la media nazionale al 30%.
Pip: Da questa fragilità economica e da questa vitalità etica, passiamo a una domanda concreta: come si alimenta un continente che vuole restare autonomo.
Nucleare e rinnovabili: la scommessa energetica europea
Mara: Il post sul ritorno del nucleare parte da una lectio magistralis alla Luiss del commissario europeo Wopke Hoekstra, che ha messo sul tavolo la dipendenza energetica come rischio strutturale per l'Europa.
Pip: La citazione è diretta: "In un continente povero di materie prime come l'Europa, l'unico modo per evitare di essere alle mercé delle oscillazioni del gas e del petrolio è investire subito nelle nuove fonti di energia. Dobbiamo svincolarci dalla dipendenza da Qatar e Stati Uniti."
Mara: Hoekstra indica rinnovabili e nucleare sicuro come le due vie praticabili, e aggiunge che le procedure amministrative devono diventare più rapide. Se singoli stati esercitano il diritto di veto bloccando le decisioni del consiglio europeo, quelle regole vanno riviste.
Pip: Energia come terreno di guerra, anche digitale. E proprio di guerra digitale si occupa il prossimo pezzo.
Anonymous, spyware e la vulnerabilità dei sistemi
Mara: Il post sugli hacker contro Putin ricostruisce il profilo di Anonymous: un movimento decentralizzato di hacktivismo che agisce in modo coordinato contro governi e grandi corporation, nato alla fine degli anni Duemila sotto la maschera di Guy Fawkes.
Pip: Le azioni contro la Russia sono state creative quanto efficaci. Tra rubare 150 gigabyte di materiale secretato dal ministero dell'interno russo e tracciare lo yacht di Putin, la mossa più elegante è stata scrivere recensioni su Google Maps e TripAdvisor di hotel e ristoranti russi, sostituendo il testo con report su quello che accadeva in Ucraina.
Mara: Il post pone però una domanda seria: dove finisce l'eroe e dove comincia il criminale? Ammettere come eticamente lecita la violazione della legge è pericoloso, anche quando l'obiettivo è la giustizia.
Pip: Una domanda che si fa ancora più urgente nel post sulle collisioni aeree, che porta questa vulnerabilità fuori dallo schermo e dentro allo spazio aereo.
Mara: Il 31 marzo 2025, sopra l'aeroporto Reagan di Washington, dieci aerei di linea hanno ricevuto falsi allarmi anticollisione nel giro di tre ore, tutti originati da un unico cyber attacco. Il professor Alessio Merlo del Centro Alti Studi per la Difesa ha dichiarato: "la certezza che il sistema fosse fallibile di intercettazioni era emersa già ad aprile di un anno prima quando avevamo comunicato l'esito di una simulazione di un cyber attacco sul sistema TCAS."
Mara: L'allerta era stata inviata agli stakeholder già nell'agosto 2024. Il sistema era noto come vulnerabile, e l'attacco è arrivato comunque.
Pip: Il costo di questi attacchi è bassissimo: hardware da diecimila euro per colpire il traffico aereo. Un ex hacker, Luca Bongiorni, ha mostrato come dispositivi delle dimensioni di un palmo, collegati alla rete di una stampante, restino attivi in perpetuo senza lasciare traccia.
Mara: C'è anche il caso dello spyware Graphite di Paragon, usato per intercettare il direttore di Fanpage e attivisti di Mediterranea. Il COPASIR ha condotto un'indagine e ha scoperto che Paragon era stato richiesto dall'intelligence italiana, in un contesto legale ma con procedure definite quantomeno anomale.
Pip: E tra tutto questo, gli utenti comuni hanno permesso a PagoPA di risparmiare 87.000 euro segnalando oltre 47.000 tentativi di phishing. La prima linea di difesa digitale siamo noi.
Mara: Dal mondo invisibile dei dati, passiamo a quello visibilissimo delle fotografie.
Il fotogiornalismo come resistenza
Pip: Il World Press Photo 2026, in mostra a Roma fino al 29 giugno, pone una domanda precisa: cosa scelgono di mostrare i fotografi quando il mondo brucia?
Mara: La risposta comincia dall'immagine vincitrice. Il post la descrive così: "A vincere il premio è stata la fotografa statunitense Carol Guzy con lo scatto Separati dall'ICE per il Miami Herald. La fotografia documenta il momento in cui Luis, un migrante ecuadoriano, viene fermato dagli agenti dell'Immigration and Customs Enforcement dopo un'udienza presso il tribunale, e separato dalle figlie."
Pip: Una fotografia scattata dentro un edificio federale di New York il 26 agosto 2025. Il dolore non è nella violenza diretta, ma nei volti di due donne che guardano qualcuno che sta per sparire.
Mara: La selezione di quest'anno, 42 progetti su 57.376 fotografie da 141 paesi, ha un filo conduttore dichiarato dal presidente di Palaexpo Marco Delogu: "una luce che dal nero, di questi tempi bui, illumina e fa uscire testimonianze."
Pip: Ed è proprio quella luce il denominatore comune: i prigionieri palestinesi liberati che si sporgono dai finestrini sorridendo, la nonna brasiliana di una favela che ride abbracciando i nipoti, le trentasei donne Achi che dopo quarant'anni hanno ottenuto giustizia per le violenze subite.
Mara: Accanto a loro, i muri trivellati di una scuola sudanese, i droni ucraini assemblati da uomini in passamontagna come fosse lavoro d'ufficio, e gli elefanti impauriti che si stringono al centro di un recinto prima della fucilazione programmata. Il post definisce questa edizione meno esplicita delle precedenti, ma proprio per questo più capace di riflessione profonda.
Pip: Immagini che tengono insieme la stessa domanda del rapporto Eurispes: come si resiste quando le strutture cedono.
Mara: Un paese che non si fida del vicino ma chiede il testamento biologico, un continente che cerca autonomia energetica, hacker che scrivono recensioni per fare informazione, fotografi che cercano la luce nel buio.
Pip: Fili diversi, stessa trama. La prossima settimana vediamo dove porta.