REPORT ITALIA EURISPES 2026

Anatomia di un paese fragile e allo stesso tempo vivo: solitudine, povertà, e il risveglio delle coscienze.

Family reading on blanket, elderly couple walking, and young couple holding hands in park

L’Italia si è inceppata, questo quanto si evince dal 38esimo Rapporto Eurispes. Come il Gulliver di Swift, giace paralizzata sulla battigia del passato. Da una parte è immobilizzata dalle catene di una burocrazia europea che appare asfittica perché fatta di veti di partiti nazionalisti e sovranisti, e dall’altra è bloccata dalla sua stessa classe dirigente e rappresentanza parlamentare anacronistica. Nel frattempo, i soggetti privati internazionali colonizzano l’agenda pubblica, esautorando la politica.

Il risultato è una società impaurita.  

Da un lato una gioventù che vive nel riflesso condizionato di una nostalgia artificiale per gli anni ’90 e 2000, epoche mitizzate di un benessere mai vissuto. Dall’altro, un futuro economico che fa paura. I dati oggi disegnano la radiografia di un Paese impoverito nelle finanze e isolato nelle relazioni, ma che trova il coraggio di evolversi, almeno nell’etica, e secolarizzarsi come mai prima.


L’algoritmo dell’isolamento: giovani, iperconnessi e soli.

La solitudine non è più un sentimento, è una condizione strutturale. Il tessuto sociale italiano è logorato da un sospetto sistematico:

il 62,5% della popolazione non si fida del prossimo.

Ma l’inchiesta “epidemiologica” si fa allarmante quando si stringe l’obiettivo sulla generazione dei nativi digitali. Nella fascia tra i 18 e i 24 anni, la percentuale di chi vive nel sospetto verso l’altro schizza al 70,2%. Sette ragazzi su dieci sono isole.

Questa ritirata dal mondo fisico si traduce in una dipendenza funzionale e compulsiva dagli schermi. I numeri descrivono un vero e proprio sequestro emotivo:

  • 88,8%: la quota di italiani che ha perso il controllo del tempo speso sui social.
  • 81,3%: chi si espone alle luci blu nell’ora che precede il sonno.
  • 77,5%: quanti dormono con lo smartphone acceso sul comodino.
  • 61,4%: la percentuale di chi controlla lo schermo in assenza di notifiche, come un tic nervoso.

Eppure, questa reperibilità perenne produce solo vuoto. Appena il 29,4% ritiene importante condividere online i propri stati d’animo.

I social non servono più a comunicare chi siamo, ma a nascondere il silenzio delle stanze. Una vulnerabilità che espone i ragazzi ai nuovi reati della rete:


quasi il 29% è vittima di cyber-stalking, il 12,6% subisce cyber-bullismo e uno spaventoso 9,8% fa i conti con lo spettro del revenge porn.


Il risveglio delle coscienze: la secolarizzazione come emancipazione civile.

Se le vecchie strutture economiche e relazionali crollano, l’indagine sociologica svela un dato straordinariamente positivo: la nascita di una cittadinanza più consapevole, libera e autodeterminata. Oggi solo un italiano su due si fida della Chiesa Cattolica. Lontano dall’essere un segno di decadenza, questa accelerazione della secolarizzazione rappresenta la maturazione di una società emancipata, che si libera dai vecchi dogmi confessionali per abbracciare un’etica della responsabilità individuale, del rispetto e dell’autodeterminazione.

Viene da pensare che sulle ceneri del moralismo tradizionale stia sorgendo un solido e moderno umanesimo civile, seppur iper individualista, o forse spinto proprio dall’individualismo, e focalizzato sul diritto sacrosanto alla dignità umana e alla libertà di scelta, soprattutto nei momenti più vulnerabili della vita:

  • Il 80,2% esige il testamento biologico: un traguardo civile che restituisce al cittadino il controllo sul proprio corpo e sulle cure mediche future.
  • Il 70,2% invoca la legalizzazione dell’eutanasia: il riconoscimento definitivo che la vita appartiene all’individuo e non a precetti esterni.
  • Il 54,3% pretende il suicidio assistito, un dato in forte e progressiva espansione rispetto al 39,4% di cinque anni fa, segno di un Paese che rifiuta l’accanimento e la sofferenza inutile.

Questa nuova maturità etica si traduce in una spinta travolgente verso i diritti civili e l’inclusione: il 69,6% vuole tutele per le coppie di fatto a prescindere dal sesso e la maggioranza assoluta (quasi il 60%) è favorevole alla fecondazione eterologa e alle adozioni per single e coppie omogenitoriali. La linea rossa della coscienza collettiva si ferma con maturità critica solo davanti alla maternità surrogata (l’utero in affitto raccoglie appena il 35% dei consensi), dimostrando che la secolarizzazione non è sregolatezza, ma una ridefinizione consapevole e attenta dei confini etici.

Questo slancio etico e progressista contrasta però con il rigetto verso lo Stato. L’82,2% dei cittadini denuncia il totale abbandono economico da parte delle istituzioni. La fiducia nel Parlamento è ridotta al lumicino: appena un cittadino su quattro crede nelle Camere. Resistono solo il Presidente della Repubblica (61,8%) e l’apparato di sicurezza (le Forze dell’ordine viaggiano attorno al 70%).

Persino il concetto di difesa nazionale è mutato in chiave pacifista:

il 63% dice no al ritorno della leva e il 52,6% esige la neutralità assoluta dell’Italia anche in caso di attacco a un alleato NATO, nonostante il trattato non lo preveda.

La truffa generazionale: ceto medio al collasso e welfare dei nonni.

Mentre la coscienza civile avanza, l’ingiustizia fiscale e distributiva raggiunge paradossi intollerabili. Nel 2024, la ricchezza dei soli 71 miliardari italiani è aumentata al ritmo osceno di 166 milioni di euro al giorno. Nello stesso momento, il potere d’acquisto del ceto medio arretrava del 7,5%. Il sistema fiscale mostra una spaccatura verticale:

il 43% della popolazione non versa un solo euro di Irpef, scaricando il 76,87% del carico fiscale complessivo sulle spalle di una minoranza di 11,6 milioni di contribuenti.

I giovani si trovano così a essere strutturalmente più poveri dei propri genitori, intrappolati in una spirale che ha fatto crollare la natalità senza interruzioni dal 2004. Arrivare a fine mese è un’impresa per 6 italiani su 10. Per sopravvivere alla fiammata dei prezzi — che registra rincari vicini in alcuni casi al 93% sui generi alimentari e oltre l’83% sui pasti fuori casa — la classe media (chi guadagna tra i 1.877 e i 5.006 euro netti) ha attivato un’economia di sussistenza:

  • Tagli drastici: si rinuncia a uscite fuori casa (54%) e viaggi (52%).
  • L’aiuto familiare come salvezza delle generazioni: per il 29% la famiglia d’origine è l’unica scialuppa di salvataggio; il 50,3% va in vacanza solo sfruttando le seconde case dei genitori.
  • Economia sommersa: il 38% arrotonda le entrate lavorando in nero (ripetizioni, giardinaggio, pulizie).
  • Indebitamento: due italiani su dieci ricorrono a prestiti bancari per pagare debiti pregressi o finanziare il matrimonio. A chiedere aiuto sono soprattutto i nuclei con figli (25,8%).

I “Giovani Vecchi” e l’oasi della cultura.

In questo deserto demografico, l’unico indicatore in crescita è l’aspettativa di vita dei sessantenni.

È il fenomeno dei “giovani vecchi“: soggetti tra i 65 e i 79 anni che per benessere e stile di vita corrispondono ai quarantenni degli anni ’80. Un quarantenne odierno entrerà formalmente nella terza età a 76 anni se uomo, e a 79 se donna.

Questa iniezione di vitalità tardiva ha fatto vacillare i matrimoni di lungo corso: i divorzi dopo i 50 anni sono raddoppiati, quelli dopo i 60 sono triplicati. Ma questa risorsa demografica rimane drammaticamente incompiuta se la società non impara a integrarla, separandola nettamente dall’assistenza dovuta agli over 80.

C’è però una grande diga, storicamente italiana, che argina questa deriva di solitudine e impoverimento: la sete di cultura. L’Italia dei musei (18,7 milioni di ingressi) e delle aree archeologiche (31,5 milioni di visitatori) resiste. Firenze guida gli introiti legati al turismo culturale italiano. Ma in questo panorama spicca anche il caso di Roma.

La Capitale si conferma come il punto di massima concentrazione culturale del Paese e il bacino di capitale umano più resiliente:

a fronte di una media nazionale di laureati ferma al 30% (con il Sud che precipita al 24%), Roma vanta il 42% di giovani laureati e il 78% di adulti diplomati.


I dati dell’inchiesta descrivono un’Italia economicamente ferita e socialmente isolata, ma profondamente viva sul piano dei diritti e dell’evoluzione etica.

Per non rassegnarsi al declino materiale, l’unica strada è unire questa ritrovata modernità delle coscienze a una forte spinta d’azione:

opporre al lucido pessimismo dell’intelligenza, che analizza il disastro economico, l’ottimismo della volontà, avrebbe detto Antonio Gramsci, che nasce da una società più libera, aperta e tollerante.

Bisogna partire da quel 95% di bambini iscritti alla scuola dell’infanzia, che crede nella socializzazione e nella formazione, per trasformare lo sviluppo della coscienza nel motore del riscatto sociale del Paese.


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