Dalle foto nudo rubate al dramma sventato: la storia del dodicenne che voleva suicidarsi.

E’ una mattina come un’altra di un giorno infrasettimanale, la classe di Luca (nome di fantasia) si prepara ad uscire dall’edificio scolastico, è prevista una gita a teatro con la scuola. Luca sta aspettando di salire sul pullman quando riceve un messaggio che lo spaventa.
Tramite un malware un gruppo criminale è riuscito ad entrato nel suo cellulare e ha rubato dei dati, tra cui immagini in cui lui compare nudo. In quel momento, fuori dalla scuola, gli viene detto che ha fino alle 12 per pagare. Allo scadere dell’ultimatum le sue foto saranno rese pubbliche sul web.
Terrorizzato Luca non sa cosa fare e si vergogna, non vuole che nessuno sappia di quelle foto,
se le foto vengono pubblicate si suicida.
Si rivolge allora all’intelligenza artificiale, che sempre più spesso è la fonte primaria di consigli per gli adolescenti che si sentono dispersi. L’AI, che si dimostra in questo caso una buona amica, gli risponde di rivolgersi immediatamente alla Polizia di Stato e gli scrive anche il link per la segnalazione urgente. Luca si fida dell’AI e scrive.
La sua segnalazione non passa inosservata, la polizia postale la legge subito e gli risponde, ingaggiandolo con un’altra mail.
Luca risponde mentre si trova sul pullman, non vuole che i suoi genitori siano informati, è terrorizzato da quanto sta per accadergli, sta attraversando la città con la sua classe per arrivare a teatro, alla polizia dice che se le foto vengono pubblicate si suicida.
La polizia, ancora tramite mail, riesce a farsi dare il suo numero e a chiamarlo. Intrattenendolo al telefono mentre il pullman attraversa il traffico,
la polizia da Roma riesce a geolocalizzarlo. Il pullman è arrivato a teatro. Immediatamente da Roma si avvisa la Centrale di polizia locale, e viene mandata una volante. La polizia, in loco, prende subito contatti con i professori e tramite questi si chiama la famiglia di Luca, lo si tranquillizza e si evita il peggio.
Questa è una delle tante storie che racconta la vicedirettrice della sezione postale della polizia di Stato, Barbara Strappato, quando va nelle scuole e spiega agli studenti la pericolosità del regalare, anche senza proteggere debitamente, i propri dati al web.
“Di storie come queste ce ne sono tante”, afferma la dirigente della Polizia di Stato, durante la RedHotCyber Conference.

Selena Giupponi, Cyber Security. Advisor & Senior Digital Forensics Consultant, presente anche lei alla conferenza, conferma:
“Internet non dimentica. Qualsiasi dato o profilo o password è lì pronta per essere rubata e usata per commettere atti illeciti”.

Selene racconta di una ragazza con cinque profili social aperti e senza restrizioni tramite i quali, a insaputa della stessa proprietaria e intestataria dei profili, si commettevano atti illeciti. Usando il suo nome e cognome si attuavano intenzioni malevole sul web e verso altri profili. Solo l’accortezza di rivolgersi subito alla polizia e lasciare che si facesse copia forense dei dati nel cellulare le ha evitato una denuncia, un avvocato e il tribunale.
Gli screenshot infatti in questo caso non hanno valore probatorio e se non ci fosse stata quella testimonianza forense avrebbe dovuto subire un processo.
L’uso troppo lasco e spesso semplicistico del web è stato il centro tematico della conferenza, che ha mostrato la facilità di violare password, essere vittima dell’AI se non opportunamente utilizzata e, volendo, entrare nel dark web.

La storia raccontata dimostra che l’intelligenza artificiale può essere anche un’amica purché non si condividano info personali e si impari a dare i prompt corretti. Bisogna studiare insomma!
E il mio studio è passato anche attraverso il dark web.
Tramite una VPN free geolocalizzata in Svizzera, e un motore di ricerca realizzato allo scopo di navigare nella parte oscura, sono entrata in questo territorio oltre il deep web, sotterraneo e non indicizzato nella clearness del web che tutti usiamo giornalmente. La certezza di essere entrata in questo spazio sotterraneo, che di per sé, ha ricordato il mio Virgilio Pietro Melillo, CISO di Wuerth Italia, non è vietato ne’ criminale, e anzi serve per tutelare le identità in stati autoritari – anche la Cia e la BBC hanno un proprio canale nel dark web -, l’ho avuta perché l’estensione dei siti non era più .it/.com ma era diventata .onion, da lì a trovarmi davanti ad un mercato di stupefacenti, probabilmente venduti a prezzi molto concorrenziali, è stato un attimo.

“Il Web bisogna conoscerlo”, ha detto Pietro Melillo, “per poterlo utilizzare al meglio, con consapevolezza e senza finire in luoghi sconosciuti e sbagliati”.
Pellegrino Casoria, cyber next innovation lead di Adecco, ha parlato di un altro grande problema, con il quale facciamo i conti ormai da novant’anni, perché era lì ad aspettarci già dai tempi di Walter Benjamin e L’opera d’arte nell’era della riproducibilità tecnica:
il certificato di originalità e la firma di autenticità. Elementi che, mai come ai tempi dell’AI, posso certificare l’autore dell’opera, o forse meglio dire il creator. Come sappiamo, questo è il termine che oggi viene utilizzato per chi condivide messaggi social, un testo, un video, un’immagine.

La grande novità è che un documento realizzato con Ai,
nasconde un certificato di creazione
con le caratteristiche del prodotto, che i software sono in grado di leggere e questo avviene ormai in automatico su tutte le piattaforme di intelligenza artificiale. Così possiamo sapere se il creatore è stato un’azienda o una persona. Un’ottima notizia per il diritto d’autore e per dimostrare la paternità della propria opera.
“Ad ogni nuova tecnologia corrisponde una nuova capacità malevola”,
ci ha ricordato Selene Giupponi, partendo, nel suo viaggio verso il futuro, dalle rapine sui treni che avvenivano a cavallo e arrivando alla clonazione vocale di oggi. Le voci artificiali create con IA parlano esattamente come noi, tanto che la cyber security advisor, che collabora con la polizia, ci ha consigliato di stabilire una parola segreta con i familiari, da richiedere nel momento del dubbio.
Ma, ci è stato anche ricordato nella conferenza, che questi strumenti possono aiutarci ed essere nostri amici, purché sappiamo utilizzarli.
Mai come ora è necessario imparare, si rischia altrimenti di non riuscire più a stare al passo di un’evoluzione inarrestabile, che viaggia così in fretta da prendere il sopravvento su di noi da un momento all’altro.